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Il vuoto a tavola. Trattamento di anoressia e bulimia

Disturbi alimentari genova

La tavola è luogo di scambio di emozioni, momento di condivisione e di dinamiche relazionali per questo può essere sede di disturbi che nascondono un malessere personale profondo.

Anoressia, bulimia, binge eating disorder sono disturbi alimentari che possono sembrare diversi, talvolta persino opposti, ma spesso assumono un significato comune: tenere a bada sensazioni spiacevoli, vissuti di maltrattamento, di solitudine ed inadeguatezza.

Quando si pone eccessiva attenzione al peso diventa forte il legame tra l'ago della bilancia e la valutazione personale, le forme del corpo dicono quanto si è degni di valore, quanto si può essere accettati dagli altri ma soprattutto dal giudice severo che risiede dentro di sè. Tutto ruota intorno al cibo, diventa un pensiero pervasivo che limita le capacità relazionali, sociali e lavorative: nella testa non c'è spazio per altro se non per il pensiero di alimenti da evitare e da controllare.

Le condotte restrittive non sono legate alla ricerca di una sensazione di benessere, ma all'ansia di allontanare emozioni negative; i rituali, il perfezionismo, i comportamenti ossessivi-compulsivi e i disturbi d'ansia sono facilmente associati ad anoressia e bulimia.
Un atteggiamento "tutto o nulla" si rivela controproducente, tende a generare abbuffate, meccanismi di difesa che vengono erroneamente interpretate come momenti di cedimento, e per questo non vengono perdonate.

La restrizione alimentare e le tecniche utilizzate (vomito, iperattività, utilizzo di diuretici) generano un'iniziale soddisfazione, sembrano quasi una valida strategia che permette di affrontare il dolore che si sta vivendo. Si sente una sensazione di potere, di padroneggiamento che inizialmente dà appagamento, ma in realtà intrappola in una pericolosa patalogia. Le complicanze fisiche che ne derivano, nei casi acuti rendono addirittura necessario un trattamento medico intensivo.

Di solito i familiari sono i primi a richiedere aiuto, quando ormai il distubo è conclamato. La consapevolezza di avere un problema in questo campo spesso è scarsa, l'alterazione dell'immagine corporea  è uno dei sintomi che non permette di riconoscere di avere un disturbo alimentare.

Per questo è necessario un percorso motivazionale, l'auto osservazione tramite tecniche comportamentali permette di accrescere la consaevolezza di sè, delle emozioni e dei pensieri legati alle sensazioni corporee. Il diario alimentare ad esempio è un utile strumento che consente di prendere atto di quanto sta accadendo e ristabilire gradualmente un'alimentazione adeguata, monitorando  ansie e paure che accompagnano questo cammino. Permette inoltre di riconoscere le situazioni a rischio per poter anticipare i momenti di difficoltà emotiva e trovare strategie alternative per affrontarli.

Parallelamente a questa fase che si basa sul trattamento sintomatologico deve esserci una presa in carico prettamente cognitiva che possa approfondire i pensieri e gli atteggiamenti patologici verso il cibo. La terapia personale è l'occasione per generare un cambiamento, fortificare l'autostima, riconoscere il valore personale ed affrontare le dinamiche relazionali e familiari, a partire dalle teorie dell'attaccamento e dei sistemi motivazionali interpersonali.
Modificare lo stato mentale che ha determinato abitudini alimentari scorrette e riequilibrare i circuiti della gratificazione, sono passi necessari per ritornare ad essere protagonisti della propria vita evitando che tutto dipenda unicamente dal numero di calorie assimilato.
Per riniziare a prendersi cura di sè serve recuperare un equilibrio tra mente e corpo e riuscire a ri-narrarsi all'interno di una storia personale. La collaborazione e il sostegno dei familiari diventa fondamentale per uscire dal disturbo fortificati, certi di essere meno soli nell'affrontare momenti di fragilità o ricadute future.


Dr.ssa Lucia Manzini
Psicologa Psicoterapeuta
a Genova

Dr.ssa Lucia Manzini

Psicologa Psicoterapeuta

Partita IVA 01880300999
Iscritta all'Ordine degli Psicologi della regione Liguria n. 07/1599 del 7/11/2006

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