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Perchè mio figlio non rispetta le regole

Quando si può parlare di disturbo oppositivo provocatorio

Perchè mio figlio non rispetta le regole

Ai bambini le regole dei grandi spesso non piacciono ma qualcuno ci può sembrare particolarmente oppositivo, può portare in modo forte emozioni di rabbia o irritabilità, anche quando non ci si aspetta un simile atteggiamento.

Se si prova la sensazione di essere sempre in sfida, se il bambino in diverse situazioni sociali mette in atto improvvisi scatti d'ira e boicotta le attività proposte, tutto questo può farci preoccupare. Prima di tutto la preoccupazione è relativa ad un bimbo che sta esprimendo malessere, ma emozioni negative arrivano anche dai genitori che possono sentirsi frustrati ed impotenti di fronte a tali manifestazioni comportamentali. Bisogna stare attenti ad evitare etichette diagnostiche che spesso bloccano in un ruolo di "cattivo" dal quale difficilmente si riesce ad uscire.

Si può parlare di disturbo oppositivo provocatorio (DOP) quando il comportamento ostile dura da almeno sei mesi e compromette il funzionamento sociale. Ci si riferisce a bambini che spesso vanno in collera, litigano con gli altri o si rifiutano di rispettare le regole, provano rabbia e rancore in molte situazioni, accusano gli altri dei propri errori e si comportano in modo vendicativo. Questo disturbo solitamente si manifesta dai sei anni di età e può essere precursore del disturbo della condotta, che ha prognosi peggiore e include attività punibili socialmente come distruzione delle proprietà altrui, frode, violazione di regole e diritti degli altri.

Se ritroviamo parte di queste caratteristiche, possiamo chiedere aiuto per valutare la situazione e farci guidare nella gestione dei capricci e della rabbia sia nel caso di un DOP sia nel caso di un bimbo che sta esprimendo in modo forte emozioni che non riesce a controllare. La presa in carico tempestiva può portare alla remissione quasi completa dei sintomi o nei casi più gravi a condurre una vita adeguata a livello sociale anche se magari un po’ sregolata.

La terapia cognitivo-comportamentale utilizza un approccio psicoeducativo per comprendere i meccanismi che attivano il ciclo della rabbia e permette di acquisire abilità cognitive e comportamentali per imparare strategie di problem solving più funzionali.
E' importante riconoscere le proprie emozioni, ascoltare ed ascoltarsi, così da essere meno impulsivi e mettere in atto comportamenti più meditati. L'auto osservazione permette di avere un feedback su di sé, favorendo dialogo interno e autocontrollo.

Molte volte gli eventi quotidiani vengono percepiti come minacciosi, provocatori o frustranti, e di conseguenza si sperimenterà un'elevata attivazione neurovegetativa che guiderà le attività cognitive e le conseguenti risposte comportamentali. A partire dall'analisi delle percezioni e delle aspettative si possono modificare i filtri che orientano l'attenzione selettiva verso determinati stimoli. Già questo permetterà di avere una visione meno minacciosa e più veritiera; non sentendosi in costante pericolo, i bambini avranno comportamenti meno provocatori e riceveranno risposte più positive da parte di adulti e coetanei.

Si possono inoltre acquisire nuove abilità per imparare a chiedere aiuto nelle situazioni di stress e trovare alternative all'aggressività nella gestione di una rabbia persistente e inappropriata. Imparare a parlare a se stessi attraverso l'auto dialogo e scoprire modalità relazionali più assertive sono alcune delle strategie che permettono di migliorare il funzionamento sociale.

La terapia con un bambino prevede parallelamente la presa in carico dei genitori; è necessario accogliere le loro sensazioni, siano esse di rabbia verso comportamenti considerati non modificabili e incontrollabili o emozioni di fallimento, frustrazione e colpevolizzazione.
Spesso si ha bisogno di una persona esterna al nucleo familiare per avere una visione più realistica di se stessi e delle proprie capacità genitoriali. Serve un ambiente familiare stabile e coerente dove entrambi i genitori seguano la stessa direzione e siano modelli da prendere da esempio. E' importante dare confini e non farsi sottomettere dalle prepotenze del figlio, che magari finora sono state lette esclusivamente come capricci, ma sono segnali di malessere e richieste di aiuto.

Il percorso psicoeducativo è fondamentale anche per gli adulti, che dovranno imparare a focalizzare le attenzioni sugli aspetti positivi che caratterizzano i loro bimbi, così da incentivarne la frequenza, attraverso tecniche di rinforzamento come la token economy, e riconoscere i circoli viziosi per interromperli tempestivamente ed evitare la cronicizzazione del problema.

Dott.ssa Lucia Manzini
Psicologo Psicoterapeuta - Genova


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Dott.ssa Lucia Manzini Psicologo Psicoterapeuta
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Iscritto all'Ordine degli Psicologi della Liguria 07/1599 del 7/11/2006
Laurea quinquennale in Psicologia Sociale e dello Sviluppo presso la facoltà di Psicologia di Milano, Università Cattolica del Sacro Cuore (2005)
P.I. 01880300999

 

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